Read More

"/> Per un Nuovo Progetto Democratico - Andrea De Maria

Per un Nuovo Progetto Democratico

Da più parti, nel dibattito politico in corso, si chiede un rilancio nella iniziativa del Partito Democratico. Anche io sono convinto che la sfida del Governo, una scelta giusta e di responsabilità verso il Paese, e la scissione di Italia Viva, un grave errore che rappresenta oggettivamente una messa in discussione del progetto di unità dei riformisti nel Partito Democratico, siano novità grandissime che richiedono un forte rilancio della iniziativa politica del PD. Le riforme statutarie, a cui ha lavorato Martina, e la Costituente delle Idee, che sta costruendo Cuperlo, sono passaggi importanti. Però ci sono dei nodi che vanno affrontati. Prima di tutto serve partire dai territori, dal basso, dagli amministratori locali, dai cittadini. Apertura alle comunità e radicamento territoriale sono la grande sfida del PD.  A parole tanti criticano l’ingessatura correntizia di cui soffre il Partito, ma nella realtà spesso i fatti contraddicono le dichiarazioni pubbliche. In Emilia-Romagna ci aspetta una sfida elettorale di fondamentale importanza, non solo per la nostra Regione. Ecco il PD può e deve dimostrare, proprio a partire dell’Emilia-Romagna, la capacità di essere all’ altezza della sfida. Di questo abbiamo parlato a Bologna, oggi al Centro Bacchelli . Con Delrio, Benamati, Merola, Serracchiani e tanti altri. Per offrire un contributo sul campo, per un PD più forte e pronto ad affrontare le sfide che ci aspettano.

Ecco il testo del documento che abbiamo presentato:

 

Per un Nuovo Progetto Democratico. I Territori protagonisti del PD.

Le otto settimane da inizio agosto alla fine di settembre hanno radicalmente trasformato il corso della XVIII legislatura e la politica italiana.

La soluzione alla crisi di governo aperta da Matteo Salvini, in maniera inattesa e sorprendete sulle spiagge di Miliano Marittima, con la formazione del secondo governo Conte, basato sull’accordo fra Pd-M5S, è stato solo il primo atto di questo cambiamento.

Dopolafiduciaalnuovogoverno, infatti,conrapiditàsconcertatesièverificata la scissione di una parte dei nostri gruppi parlamentari, per iniziativa di Matteo Renzi, originando Italia Viva. Una scelta che consideriamo un grave errore. Un progetto politico che nel PD alcuni hanno sottovalutato o persino auspicato ma che al contrario rappresenta una messa in discussione della stessa prospettiva riformista del Partito Democratico.

E quindi il momento di riflettere molto seriamente su quali conseguenze tutto questo possa avere sul Partito Democratico e sulle nostre prospettive politiche.

La formazione del governo si è giustificata con la necessità di correggere una situazione economica delicatissima e con la scelta prioritaria di bloccare Salvini, con le sue tendenze illiberale e i legami del suo partito opachi con paesi stranieri. Una iniziativa politica coraggiosa che abbiamo sostenuto e che, però, ha aperto una fase completamente nuova rispetto alle posizioni politiche emerse nel Congresso Nazionale di Marzo 2019 Nicola Zingaretti ha saputo gestire questi eventi complessi, per i quali le elezioni politiche anticipate erano uno sbocco naturale, facendo una sintesi positiva di posizioni diffuse e significative nel partito e sui territori. Lo ha fatto dando vita ad una nuova fase politica che oggi può e deve avere il respiro della legislatura.

Il governo si è positivamente costituito su un accordo programmatico, che ora è un elemento importante per la navigazione politica. Occorre ora evitare che tale accordo e l’attività di governo definiscano in maniera totalizzante il perimetro della nostra azione politica.

Fondamentale sarà infatti l’iniziativa del partito nel Paese. Per questo serve un salto di qualità per la nostra comunità politica, che va rivitalizzata e rilanciata, superando il peso eccessivo di correnti e consorterie.
Un peso, quello delle correnti, che si è manifestato negativamente anche nelle fasi di costituzione del governo e che ora rischia di divenire letale.

È quindi urgente e irrimandabile che una fase di profonda riflessione politica si avvii al più presto. Anche come occasione di approfondimento sul rapporto futuro col movimento cinque stelle.

L’adagiarsi sulla situazione attuale, spendendo le energie su tematiche e organigrammi interni, in un’attività caratterizzata magari dall’attivismo di aree e gruppi, può apparire semplice, confortevole e rassicurante al momento ma nel medio termine sarebbe letale per il partito.

La sfida vera è tornare ad aprirci ai nostri iscritti, ai nostri elettori ed alla società per intero riprendendo un dialogo momentaneamente indebolito se non interrotto.

Un partito da rilanciare anche nella sua forma, a partire dalle proposte della commissione per le modifiche statutarie presieduta da Maurizio Martina. Sosteniamo con forza le modifiche proposte per dare più peso ai territori, meno alle aree e dai gruppi organizzati. Sostiamo l’idea di una struttura in cui la metà della Direzione Nazionale sia espressa dai territori ed in cui sia forte il ruolo dell’assemblea nazionale dei sindaci e degli amministratori. Da queste nuove regole dovrà nascere, nella prassi concreta del nostro lavoro che sola può dare effettivamente forza e reale efficacia alla riforma dello Statuto, un partito più di idee e aperto alla società meno di correnti e di equilibri interni.

Dobbiamo raffermare senza tentennamenti la nostra vocazione di partito plurale, casa delle migliori culture riformiste, che ha l’ambizione di rappresentare per intero la società italiana.
Un partito forte e sicuro di se stesso e per questo capace di dare respiro programmatico e radicamento territoriale alla alleanza con i 5 Stelle. Dobbiamo essere il partito che declina la sua vocazione maggioritaria non solo sulla base meccanica di una legge elettorale ma sulla capacità vera e viva di dare voce e passione alle istanze sociali e alla voglia di futuro presenti nel Paese.

Dobbiamo essere il partito del lavoro e dell’impresa, attento alle nuove forme di sfruttamento del lavoro che la società digitale introduce. Un partito che, come in Emilia-Romagna col suo “patto per il lavoro”, sia capace di articolare una sintesi sociale fra impresa e lavoro. Dobbiamo sempre essere quelli del lavoro e della cultura come elementi essenziali di cittadinanza e di mobilità sociale.

Dobbiamo restare contro ogni tentazione il partito della democrazia rappresentativa e del valore del Parlamento, elemento imprescindibile nell’espressione della sovranità popolare e nella difesa delle libertà collettive.

Dobbiamo essere il partito dell’integrazione basata sulla cultura e sul rispetto reciproco, con diritti ma anche doveri per chi viene qui sfuggendo ad avversità o cercando un avvenire migliore.
Occorre governare le migrazioni secondo le reali necessità e possibilità del Paese, riconoscendo in pieno la dignità di chi arriva con un serio percorso di accoglienza e integrazione culturale. Un percorso di integrazione in cui ai diritti si affiancano doveri, primi fra tutti l’accettazione della supremazia della legge el’adesioneaivalorirepubblicani.Solocosìsaràpossibile spezzareinconcreto la propagandistica equazione fra immigrazione e sicurezza.

Queste sono alcune azioni e idee che pensiamo possano servire per rilanciare l’azione e il progetto del partito democratico in questa fase difficile, a partire dai territori. Un rilancio che non può essere né evitato né rinviato perché su di esso si gioca l’esistenza stessa del partito e del futuro del Paese, a partire dagli appuntamenti cruciali delle elezioni regionali, fra queste la sfida davvero centrale per la guida dell’Emilia-Romagna.

Condivi la pagina su:

aaaaaaaaaaaaa