Congresso del PD Emilia-Romagna si svolga insieme a quello nazionale.

Elisabetta Gualmini lancia oggi pubblicamente una suggestione interessante che va raccolta. Cioè quella di una forte soggettività del PD dell’Emilia-Romagna. Dal mio punto di vista l’obiettivo da porsi non è staccarsi dal PD nel Paese ma contribuire al suo rilancio. Attenzione, se non vinciamo nel Paese non vinceremo in Emilia-Romagna e senza i territori, la loro ricchezza, le loro esperienze non vinceremo in Italia. E allora sì a un partito federale ma in tutta Italia. Dove ad esempio gli organismi dirigenti siano eletti per metà ditettamente dai territori, anche come antidoto al correntisno che è uno dei grandi mali del PD. E poi dall’Emilia-Romagna può venire un contributo fondamentale alla Conferenza programmatica nazionale del PD che ci sarà in autunno. Penso al lavoro molto importante della Giunta Bonaccini e a quanto può essere un modello nazionale, dal patto per il lavoro fra istituzioni e organizzazioni dell’ impresa e dei lavoratori e il progetto, il più avanzato in Italia, di autonomia regionale.

Per fare questo non ritengo utile una conta congressuale in regione a ottobre. Peraltro sarebbero primarie solo per il Segretario regionale (con un rischio evidente di una scarsa partecipazione rispetto a primarie nazionali molto più attrattive per gli elettori). Quindi penso ad ottobre ad un appuntamento programmatico regionale, anche di contributo a quello nazionale, e poi ad un congresso regionale che si svolga successivamente, insieme a quello nazionale. Come gli ho detto di persona, auspico che Calvano (di cui in questi anni ho molto apprezzato la serietà, la lealtà ed il rigore) convochi alla ripresa a settembre una Direzione regionale e si discuta lì, insieme, del miglior percoso da mettere in campo per l’Emilia-Romagna.

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